Quando tuo figlio apre il quaderno e dopo pochi minuti è già su un’app di intelligenza artificiale, spesso non è “pigrizia”: è ansia, fretta, paura di sbagliare.
E lì scatta la scintilla che conosci bene: tu ti irrigidisci, lui si chiude, e i compiti diventano una guerra silenziosa. Ho pubblicato un articolo su Mindset Digitale che mette a fuoco il vero punto: non serve demonizzare l’AI.
Serve impedire che sostituisca ciò che costruisce la crescita: autonomia, motivazione, capacità di stare nell’errore e soprattutto fiducia in sé stessi. Dentro l’articolo trovi un’idea semplice ma potente, che cambia il clima a casa senza fare il poliziotto della tecnologia: “Prima io, poi l’AI”. Prima un tentativo umano (anche imperfetto), poi l’AI come supporto.
Non come scorciatoia. Si parla anche di come trasformare l’AI in un allenatore che spiega e corregge, di come ridurre l’impatto di notifiche e interruzioni durante i compiti, e di come scegliere una sfida “difficile ma possibile” per far tornare il gusto di farcela davvero. Il finale è pratico: un piccolo Patto genitore–figlio per usare l’AI con regole chiare e sostenibili.
Se in questo periodo senti che l’AI è entrata in casa “prima che tu fossi pronto”, questo articolo è pensato proprio per darti una cosa concreta: la sensazione che puoi ancora fare la differenza, con un metodo breve e realistico.
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